La Casa Natale di Giovanni Paolo II

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Wadowice – Karol Wojtyła

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Rimango sempre fortemente legato alla città della mia infanzia e della prima giovinezza, alla città che mi ha dato molto, moltissimo. Di più, ho questa sensazione, di quanto mi potesse dare Cracovia. Il respiro della città e il respiro della terra, una certa rettitudine nel modo di pensare e senza dubbio le basi culturali” – scrisse Karol Wojtyła in una lettera a Mieczysław Kotlarczyk, amico e fondatore del teatro della parola nell’ottobre del 1940, quando da due anni non abitava più a Wadowice. Le impressioni del futuro papa, certamente non erano sbagliate, è innegabile tuttavia, che le fondamenta della sua vita si siano formate qui a Wadowice.

Fu per un grande segno dell’amore divino, che Karol Wojtyla trascorse in questo luogo gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza, i più importanti per la vita di ogni persona. In una città di qualche migliaia di abitanti, con una storia ricca ed orgogliosa, che risale al XIV secolo, dove la vita si svolgeva lentamente, ma per niente sonnolenta. Nella Seconda Repubblica si trovava lontano dai centri politici, protetto dagli scoinvolgimenti dell’economia, distinguendosi per la sua ricchezza culturale e spirituale. La vita della città ai tempi della Seconda Repubblica, come secoli prima ed anni dopo, era focalizzata sul mercato, circondato da caseggiati, dove si trovavano numerosi negozi, fornitori di servizi e uffici. La piazza era dominata dall’armoniosa sagoma barocca della chiesa della Presentazione della Beata Vergine Maria con il campanile a cipolla, adiacente al palazzo comunale da una parte ed all’edificio di Chiel Bałamuth, che oggi ospita il Museo della Casa Natale del Santo Padre Giovanni Paolo II, dall’altra. Nel periodo precedente alla guerra contribuivano a formare il carattere di Wadowice, tre gruppi di abitanti, a quei tempi numerosi: funzionari pubblici, insegnanti e militari. La città con una linea ferroviaria, situata al crocevia tra la Slesia e Cracovia, era il centro amministrativo della provincia per i diversi paesini e le campagne circostanti. Vi si trovavano la sede della provincia e il consiglio provinciale, il tribunale distrettuale, un carcere, l’ufficio erariale, il comando della polizia di Stato, l’ospedale cittadino e altri importanti uffici comunali. Nel paese c’erano diverse scuole – pubbliche e private, maschili e femminili, con due rinomati ginnasi: Michalina Mościcka, femminile e Marcin Wadowita, maschile. La vita della città era influenzata dalla presenza del 12 o Reggimento di Fanteria, di stanza in una ex caserma austriaca, nella cui amministrazione lavorava il tenente Karol Wojtyła senior. I funzionari pubblici, i liberi professionisti, gli insegnanti ed i soldati di professione formavano l’elite di Wadowice nel periodo prebellico.

Un gruppo di persone istruite, con aspirazioni culturali, un forte senso di patriottismo e la consapevolezza delle responsabilità civiche. In città, grazie alla loro iniziativa, c’erano decine di associazioni, organizzazioni e gruppi di interesse culturale, artistico, educativo, sportivo, turistico e religioso, che formavano insieme il ricco tessuto della società civile. Rappresentava un avvenimento nella Repubblica anteguerra, che in una città di ottomila abitanti, operassero diversi gruppi teatrali amatoriali, tra cui il più importante teatro Mieczyslaw Kotlarczyk, che si esibiva su vari palcoscenici, dei quali il più grande e più professionale si trovava nel’edificio della Società Ginnica “Sokół” (Falco). Vi venivano rappresentate le opere di autori romantici polacchi e artisti del periodo della Giovane Polonia (in polacco: Młoda Polska). A Wadowice si esibivano come ospiti anche attori professionisti, poeti recitavano poesie e famosi pianisti davano concerti. L’atmosfera spirituale della città veniva plasmata non solo dalla chiesa parrocchiale della Presentazione della Beata Vergine Maria, ma anche da tre monasteri: quello dei Carmelitani sulla cosiddetta Górka (Collina), dove nel 1907 morì don Rafał Kalinowski, quello dei padri Pallottini sul cosiddetto Kopiec (Poggio) e quello delle Suore della Sacra Famiglia di Nazareth, che si occupava, tra l’altro, dell’assistenza ai bambini. Questa atmosfera era inoltre influenzata anche dal santuario di Kalwaria Zebrzydowska, distante solo pochi chilometri, con i percorsi dedicati alla Passione di Cristo ed alla vita della Madonna. Indipendentemente dagli obiettivi perseguiti, le varie istituzioni e associazioni che operavano in città, avevano in comune l’impegno nell’educazione dei giovani allo spirito di amore per la Patria, la responsabilità civica e la fede cattolica. L’unità di intenti tra la famiglia, la scuola e la Chiesa determinarono lo sviluppo armonico dei giovani, contribuendo a formare la rettitudine, di cui scriveva Karol Wojtyła. La Wadowice prebellica, che visse come al di là della sua dimensione, fece provare a Karol Wojtyła il “respiro della città”. Inoltre vi era presente, non si può dimenticare, una comunità ebraica. Polacchi ed ebrei, che costituivano il dieci per cento degli abitanti di Wadowice prima della guerra, non vivevano gli uni accanto agli altri, ma insieme, nel rispetto delle proprie differenze.

Per il pieno sviluppo del giovane era necessaria anche la vicinanza ed il contatto con la natura –“il respiro della terra”. Il che veniva offerto da Wadowice, situata sul fiume Skawa, ai piedi della catena montuosa Beskid Mały, la cui vista dalla città invitava ad effettuare escursioni in montagna. Il carattere di Wadowice nel periodo anteguerra, la sua atmosfera costituivano delle buone condizioni per trovare e sviluppare i talenti, come quelli che Dio diede a Karol Wojtyła. E anche se nel corso del tempo la sua casa diventò il mondo intero, tutto cominciò qui, a Wadowice.